Le mura di Gerusalemme

Quando Solimano il magnifico nel 1540 ordinò la costruzione delle mura di Gerusalemme (quelle che ancora oggi si possono ammirare attorno alla città vecchia) sicuramente non pensava al libro dell’Apocalisse, e tuttavia ogni volta che le guardo non posso non pensare al libro di Giovanni.

Le mura di Solimano sono del tutto inadatte a sostenere un assedio, troppo sottili (un metro e mezzo di spessore), progettate senza la moderna tecnica delle mura “a sacco”, sono incapaci di sostenere un cannoneggiamento. La leggenda narra che i due architetti che le progettarono furono per questa ragione giustiziati, ma a me piace pensare che la cosa sia stata invece intenzionale, che quelle mura cioè non debbano escludere, ma soltanto delimitare, che abbiano una funzione estetica più che difensiva e in effetti chi le guarda non può sfuggire al fascino di una costruzione tanto delicata a tratti da sembrare un merletto.

Mi piace pensare alle mura descritte nell’Apocalisse nello stesso modo, come mura che riescono a delimitare senza chiudere. A dispetto delle dimensioni imponenti infatti, che sono rese necessarie dalla volontà di mantenere le proporzioni simboliche descritte da Giovanni, che immagina la Città a pianta quadrata, con un lato di 1.200 stadi (2400 Km. circa!), anche le mura della Città Nuova hanno la funzione di delimitare senza escludere, tanto è vero che in esse si aprono dodici porte che non chiudono mai.

L’assurda struttura architettonica immaginata da Giovanni ovviamente non deve essere intesa in senso letterale, se così fosse la città avrebbe una superfice pari a metà dell’Europa! La pianta quadrata parla di stabilità, di fermezza. Il quadrato nel mondo greco è simbolo di armonia, di equilibrio e la Città Nuova è un quadrato… al quadrato! Infatti è tanto alta quanto larga (altro dato assurdo, se arrivasse a 2.400 km. di altezza sarebbe ben oltre la quota orbitale della maggioranza dei satelliti!), per dire che la Città è tanto aperta a Dio quanto agli uomini.

Ma torniamo alle mura e alle dodici porte che in esse si aprono: le mura sono fatte interamente di diamante per due ragioni, innanzitutto perché il diamante è la più luminosa delle pietre e quindi servono a riflettere ed amplificare lo splendore della città e poi per dire che queste mura sono trasparenti, appunto non hanno la funzione di chiudere o nascondere. Le dodici porte che si aprono nelle mura sono composte da dodici perle, ogni porta un’unica immensa perla. La perla fin dai primi padri della Chiesa è stata accostata a Gesù, perla preziosa di Israele, formatasi nell’ostrica Maria. Non so se fosse un’allusione intenzionale, ma le porte sempre aperte fanno pensare irresistibilmente al Pastore, che del resto nel Vangelo di Giovanni definisce apertamente se stesso “la porta” (Cfr. Gv. 10,7.9).

Si entra nella Chiesa passando per Gesù, qualsiasi altro accesso (per convenienza, per opportunità politica, perfino per filosofico ragionamento) è esplicitamente vietato, sono ladri e briganti quelli che cercano di entrare nella Chiesa senza passare attraverso l’incontro con Cristo (Gv. 10,1)! Tantopiù che la porta è sempre aperta! Lo splendore della Città Nuova non è autoreferenziale, ne fa un faro che brilla nelle tenebre, un modello e un punto di riferimento dove possano rifugiarsi tutti coloro che lottano contro la Bestia.

Vorrei ora prolungare questa riflessione sulle mura della Città Nuova estendendola ad una riflessione sulla Chiesa di oggi. Innanzitutto anche alla Chiesa delle mura sono necessarie. Per troppo tempo l’abbiamo pensata come una città senza mura né limiti, ma in questo modo in realtà è diventata una città senza identità. La funzione del muro anche in questo caso (ovviamente metaforico, in questo caso le mura sono i dogmi in teologia e i principi non negoziabili in politica) non è quella di difendere, ma di delimitare, è necessario che sia tracciato un confine netto per stabilire ciò che è Chiesa e ciò che non lo è, perché l’identità sia custodita.

Certo, per raggiungere questo scopo è necessario che le mura siano trasparenti, come quelle descritte nell’Apocalisse, che non nascondano, ma semmai esaltino lo splendore della città, che mostrino i suoi tesori. Troppe volte, ad esempio, abbiamo affidato la difesa delle “mura” all’ipse dixit, nascondendone quindi lo splendore razionale e la bellezza morale e finendo quindi con il respingere quelli che si avvicinavano.

Al tempo stesso in queste mura devono essere aperte dodici porte (come la bellissima porta, detta “di Damasco”, qui rappresentata) che siano sempre aperte verso i quattro punti cardinali, cioè verso ogni uomo, perché tutti coloro che cercano una casa o un rifugio possano entrare. Per questo sopra ogni porta Giovanni immagina un angelo, la sua funzione infatti è quella di accogliere nel seno della Chiesa, così come ognuno di noi in fondo è entrato nella Chiesa grazie alla mediazione di qualcuno (un prete, un catechista, un amico, o anche semplicemente i propri genitori) che è stato per noi un angelo da ricordare con gratitudine.

La Chiesa in sintesi non deve essere una fortezza, chiusa in se stessa, arroccata sulla difensiva, ma piuttosto una città ospitale, in cui identità e accoglienza coesistono armoniosamente, così che ogni uomo in essa possa sentirsi a casa.

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3 commenti

Archiviato in Chiesa-Gerusalemme, Resistenza cristiana

3 risposte a “Le mura di Gerusalemme

  1. 61Angeloextralarge

    Grazie! Hai reso molto bene l’idea di come deve essere la Chiesa. E’ meglio pregare di più perché questo sia possibile, giusto? Credo che la Chiesa in sè sia una cosa stupenda, mancante a volte, ma non Lei, bensì che ne fa parte: io compresa.

    • La Chiesa è la realtà più vilipesa al mondo, perché è fatta di uomini e gli uomini sbagliano. Ma è la sola realtà a cui Dio in persona abbia promesso assistenza diretta.
      Certo, la Chiesa si è sbagliata nel passato e sbaglierà ancora. Ma in essa c’è lo Spirito che soffia, che la corregge e la correggerà sempre. Se si esamina la storia della Chiesa appare evidente. Non esiste realtà umana su cui si sia concentrato così tanto odio e tanto male, e però sia sopravvissuta per tanto, non solo, ma crescendo ed essendo comunque di edificazione per tutti.
      Lo Spirito santo agisce, tramite persone, per buttare fuori l’acqua che la barca di Pietro spesso imbarca. Sbaglia chi pensa di potere fare a meno di quella barca e di quel nocchiero e di potere attraversare il mare da solo.
      Il bambino sa che talvolta la mamma sbaglia, ma sa anche che la mamma vuole il suo bene.

  2. Pingback: Pro-fanum, ovvero “c’è della spazzatura” | Sposati e sii sottomessa

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