Iconografia

A partire dall’Illuminismo l’Apocalisse praticamente sparisce dalla predicazione e dalla catechesi cattolica (salvo poche eccezioni), e quindi anche dalle rappresentazioni artistiche. Ma fino a quel momento rimane uno dei temi favoriti di tutti gli artisti religiosi.

Curiosamente poi, abbandonata dagli artisti sacri, spesso nella cosidetta “modernità” viene ripresa dagli autori non religiosi, che si lasciano sedurre dalla forza visiva delle sue immagini.

La cosa interessante è che nei secoli cosiddetti bui la raffigurazione dell’Apocalisse è tutt’altro che catastrofista, non ha affatto l’intento di spaventare, mira piuttosto a consolare e ravvivare la speranza. Le immagini catastrofiste dell’Apocalisse sono in gran parte moderne, diciamo dal periodo barocco in poi.

Propongo qui una carrellata di immagini che mi hanno rubato l’occhio, perché spesso l’arte è la prima catechesi e l’artista vede cose che l’esegeta non vede.

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Il drago scacciato dal cielo, abside dell’abbazia di S. Pietro in monte di Civate (Lecco). L’intera abbazia è degna di menzione e merita una visita (ci vuole tempo perché va raggiunta con una passeggiata a piedi di circa un’ora) perché tutta la sua architettura è ispirata all’Apocalisse

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I “quattro cavalieri” raffigurati in affresco nella cripta della cattedrale di Anagni (Fr). L’intera cripta è stata affrescata da tre maestri anonimi tra il 1100 e il 1200 con scene tratte dall’Apocalisse e si caratterizza per i forti toni di gioia e speranza che risultano insoliti nell’iconografia apocalittica.

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L’angelo suona la terza tromba ed una stella precipita sulla terra, rendendo le acque amare come assenzio (oxford, biblioteca bodleiana, 1270 ca.)

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Pochi sanno che il termine pantokrator (onnipotente) è praticamente un neologismo creato dall’autore dell’Apocalisse che già ai suoi primi lettori doveva suonare strano e solenne. Ho cercato in rete quello che l’editore ha scelto per la copertina del mio libro senza trovarlo, in cambio pubblico quello straordinario della cattedrale di Cefalù

“E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.” (Ap. 20,11-13)

Lo straordinario “Giudizio universale” di Luca Signorelli, Duomo di Orvieto (dettaglio)

Il bellissimo affresco “il trionfo della morte” di palazzo Abatellis (Palermo) del 1400 circa. Credo che sia una delle prime immagini in cui l’Apocalisse è commentata in maniera terrificante

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