C’è un vincitore!

Il libro dell’Apocalisse si apre con un lungo discorso del Risorto, che per inciso è il più lungo discorso di Gesù Risorto nel N.T., rivolto alle sette Chiese della provincia d’Asia. Sono sette “lettere” di straordinaria forza profetica e sono la parte più nota dell’opera di Giovanni, anche perché in apparenza la più accessibile. In realtà anche queste “lettere” per poter sviluppare tutto il loro potenziale hanno bisogno di un po’ di mediazione, ma le commenteremo un pezzettino alla volta. Oggi vorrei soffermarmi con voi su una figura che ritorna in tutte e sette, ovvero colui che è chiamato “il vincitore”.

Intanto la parola “vincitore” non traduce proprio esattamente il greco “ho nikon“, meglio sarebbe tradurre “il vincente”. Forse è una sfumatura, ma preferirei questa seconda forma perché “il vincitore” fa pensare ad un combattimento che è già terminato, alla fine del quale uno è proclamato vittorioso, mentre il combattimento spirituale è tuttora in corso, eppure c’è già un vincente, uno che ottiene il premio.

Quello che comunque è certo è che la vita è un combattimento. Se c’è un vincitore è perché c’è un combattimento. Chi l’ha detto che la vita deve essere facile? Il Concilio di Trento ci dice che Dio permette l’esistenza del male “ad agonem”, perché cioè possiamo fortificarci nella lotta, in un combattimento che ci rende ogni giorno più forti e veri. La vita cristiana non è per gente pigra e accomodante, per quelli che “va tutto bene, madama la marchesa”.

E però al tempo stesso non è nemmeno per i Rambo dello spirito: il Signore non vuole guerrieri sempre arrabbiati, con il coltello tra i denti, a caccia di diavoli, con il piglio fanatico di chi fa “su ogni gioia il balzo sordo della bestia feroce” (per dirla con Rimbaud). Al contrario, noi combattiamo cantando, con il sorriso sulle labbra, combattiamo sereni, come coloro che sanno di avere già vinto, perché il vincitore è colui che combatte seriamente.

Non è a noi che il Signore domanda di vincere sul peccato, questo lo ha già fatto lui per noi. A noi è solo chiesto di lottare, di resistere, ed ogni eventuale caduta sarà contata in realtà come una vittoria, perché servirà a rendere più umile e fortificare colui che combatte. Nel suo amore infinito Dio accoglie anche i nostri poveri e limitati tentativi di amare.

Nicola Cabasilas, il grande difensore dell’esicasmo, nella sua opera “La vita in Cristo” narra la seguente parabola:

“Immagina di essere allo stadio ad osservare una gara di lotta tra un crudele tirano e il tuo campione: tu ti appassioni, gridi tutto il tuo amore e il tuo sostegno nel volgere della lotta, che sembra a tratti incerta. Alla fine il tuo campione riesce a prevalere e il tuo tripudio è alle stelle. Al momento di ricevere la corona egli ti scorge tra la folla, ti chiama a sé e ti incorona al suo posto. Tu non hai lottato, non hai sofferto, tu hai solo gridato il tuo amore verso di lui, eppure egli vuole che tu sia il vincitore accanto a lui, perché considera il suo premio l’icoronazione dell’amico.” (La vita in Cristo, libro V, in una mia versione molto libera).

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5 commenti

Archiviato in lettere alle sette Chiese, Resistenza cristiana

5 risposte a “C’è un vincitore!

  1. Si parva licet componere magnis: è vincere il Palio 😀

  2. 61Angeloextralarge

    Caro don Fa’, quanto è vero quello che hai scitto (ovviamente stampato…).
    Il paragone tra la pigra marchesa e Rambo dello spirito è troppo forte! Smack!

  3. Pingback: Lettera ad una Chiesa che non ama più (parte prima) | Uscite, popolo mio, da Babilonia

  4. Pingback: Lettera ad una Chiesa che non ama più (parte seconda) | Uscite, popolo mio, da Babilonia

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