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Dodici porte, dodici angeli

Un paio di giorni fa la carissima Costanza pubblicava sul suo blog una riflessione intensa sul sacerdozio. In quello stesso giorno la liturgia ci proponeva la lettura di Ap. 21 e tra l’altro del passo che dice: “È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli” (Ap. 21,12) e così nella mia mente è scattata l’associazione spontanea: i sacerdoti sono gli angeli a guardia delle porte della Chiesa! Continua a leggere

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Lettera a una Chiesa sofferente /1

Ci sono solo lodi per la Chiesa di Smirne, piccola e perseguitata, eppure queste lodi tradiscono una preoccupazione, come se il Signore lodandone la forza e il coraggio li mettesse allo stesso tempo in guardia contro la Paura. Se il problema di Efeso era la mancanza d’amore, per Smirne invece è il rischio di cedere all’intimidazione: Continua a leggere

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Lettera ad una Chiesa che non ama più (parte seconda)

Al giudizio così duro, che abbiamo visto ieri, seguono due verbi importantissimi: ricorda e convertiti (mnemoneue e metanoeson, letteralmente: fai memoria e cambia la tua mente).

Ricorda, perché per le sette Chiese la conversione non nascerà dall’incontro con Cristo, che è già avvenuto, quanto dal ravvivarlo. Qui la problematica non è tanto quella del kerygma, del primo annuncio, ma del ravvivarne la fiamma. Le sette Chiese hanno già ricevuto il vangelo, ma la loro fede vacilla, sembra essersi raffreddata, urge quindi una seconda evangelizzazione, al centro della quale deve essere appunto la memoria. Continua a leggere

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Lettera ad una Chiesa che non ama più (parte prima)

Proseguendo l’analisi delle lettere alle sette Chiese, inizata in questo articolo, vediamo oggi la prima di queste, la lettera a Efeso, la chiesa madre nella provincia d’Asia. Efeso era una città enorme, cosmopolita, sofisticata, ricchissima e la sua Chiesa è l’unica oltre Roma a poter vantare una doppia origine apostolica. Per questa ragione Efeso è la Chiesa che presiede (e di cui con ogni probabilità Giovanni è il vescovo, sebbene in esilio) e per questa ragione il Signore si presenta a lei con tutti i simboli della sua autorità. Continua a leggere

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Le due città della pace

Per Giovanni Gerusalemme è un luogo del cuore più che una città reale. Quando scrive l’Apocalisse il tempio è già stato raso al suolo da almeno vent’anni e il pugno di ferro di Roma opprime la Città Santa, e ancor di più è la città che ha rifiutato ed ucciso il Signore, eppure quando vuole immaginare la Città di Dio è là che torna, è ancora quello il paradigma che ci presenta.

Sempre torneremo a Gerusalemme, perché in un certo senso Gerusalemme è il sacramento dell’Emmanuele, della presenza di Dio in mezzo al suo Popolo. Continua a leggere

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L’apocalisse dell`ecumenismo

Si è appena conclusa la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, e sono appena tornato da Gerusalemme, città della pace, ma anche città del dolore, dove tutte le cicatrici della Chiesa, anche quelle vecchie di millenni, continuano a sanguinare. Continua a leggere

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Le mura di Gerusalemme

Quando Solimano il magnifico nel 1540 ordinò la costruzione delle mura di Gerusalemme (quelle che ancora oggi si possono ammirare attorno alla città vecchia) sicuramente non pensava al libro dell’Apocalisse, e tuttavia ogni volta che le guardo non posso non pensare al libro di Giovanni. Continua a leggere

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Pietre e mattoni

Forse perché gli ricordano la schiavitù in Egitto, fatto sta che i mattoni non devono piacere molto a nostro Signore. Tutte le volte che nella Bibbia si parla di una costruzione solida si dice che è fatta di pietre, mentre invece le case di mattoni fanno inevitabilmente una brutta fine.

Ma cos’ha il mattone per essere tanto antipatico a Dio? Continua a leggere

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La compagnia dell’agnello (parte terza)

Naturalmente, sebbene nel pensiero di Giovanni sia una virtù centrale, la castità non basta da sola a definire il cristiano dell’apocalisse. I compagni dell’agnello oltre che dalla loro purezza sono identificati anche da altre caratteristiche.

Innanzitutto, come abbiamo detto sono, capaci di comprendere la lingua degli angeli. Significa che vivono la loro vita come immersi in un canto, avendo un “terzo orecchio” costantemente in ascolto del cielo. Sarà per questo che agli occhi del mondo appaiono a volte estraniarsi, come se fossero leggermente fuori sincrono rispetto all’andamento della storia. Continua a leggere

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