Rivoluzione cristiana?

A conferma del fatto che il tema dell’Apocalisse è attualissimo, è uscito recentemente un saggio di Elaine Pagels a cui qui in Italia la “Repubblica” ha dato un certo spazio, innescando un minidibattito inconsueto per un argomento così tecnico. Il giornale italiano peraltro riprendeva un articolo uscito sul “Newyorker” pieno di fastidiose approssimazioni e di una vaga ironia mista a quel senso di superiorità tipico degli intellettuali gauchisti che ha prodotto in me immediati effetti emetici.

Questo per dire che non ho letto il saggio della Pagels. Faccio il parroco, non il docente né il critico letterario e quindi per motivi di tempo devo essere estremamente selettivo nelle mie letture. Con un certo sforzo però, superando i conati, ho cercato di distinguere tra le opinioni e i lazzi dell’articolista e il libro della storica americana, ricostruendo a grandi linee il suo pensiero.

La tesi della Pagels prende le mosse da un’idea ormai comunemente accettata nell’ambito scientifico, anche se l’articolista la spaccia per una novità geniale, cioè la presenza nel cristianesimo primitivo di due correnti, una maggioritaria, che per comodità potremmo definire paolina, favorevole all’integrazione con l’impero romano ed una minoritaria, che per comodità chiameremo giovannea, fermamente contraria a questa integrazione e decisamente antiimperiale. Il libro di Giovanni è chiaramente il manifesto di questa corrente, tanto che per lungo tempo non è stato nemmeno considerato ispirato ed è stato l’ultimo libro biblico ad essere accolto nel canone.

Fin qui “plain vanilla”, come dicono gli americani, ovvero tesi banali, note e arcinote, l’italiana Marta Sordi ad esempio ne parla da trent’anni. La novità della Pagels consiste semmai nell’aver enfatizzato la divisione, fino a farne due gruppi contrapposti, quando invece al di là delle differenze di linguaggio (dovute anche al fatto che Giovanni proviene dal gruppo dei cosiddetti giudeo-cristiani e quindi si muove ed esprime in un contesto decisamente più ebraico di Paolo) entrambi si attengono alla linea stabilita dal cosiddetto concilio di Gerusalemme che definisce i rapporti tra la Chiesa nascente e il mondo pagano e le differenze sono più di accenti e di stile che di sostanza. Succede, quando per rinforzare e nobilitare uno scontro attuale (progressisti vs. conservatori) si cerca di proiettarlo nel passato, finendo inevitabilmente con leggere lo ieri con gli occhiali dell’oggi.

A causa di questo errore di prospettiva però l’immagine dell’Apocalisse giovannea che ne deriva è totalmente falsata, si scambia infatti l’Apocalisse per il libretto rosso dei pensieri di Giovanni, come se fosse cioè un incitamento alla rivoluzione contro l’impero romano. E’ vero che nel corso dei secoli le visioni giovannee hanno fornito abbondante materiale a tutte le correnti gnostiche e neognostiche che fomentavano un’approccio rivoluzionario al cristianesimo, come se fosse compito dei cristiani “levarsi risolutamente armati contro un mare di triboli” e sovvertire l’ordine costituito, tuttavia queste interpretazioni rivoluzionarie, a tratti perfino violente, dell’Apocalisse sono in realtà indebite (come spero, tra l’altro di aver dimostrato nel mio libro) perché sebbene Giovanni non faccia certamente sconti all’impero e ne veda chiaramente il male e l’origine diabolica da nessuna parte invita i cristiani a promuovere attivamente un movimento di sovversione o di rifiuto dell’autorità imperiale.

La “rivoluzione cristiana”, se così si può chiamare, consiste semmai nella Resistenza, la hypomoné, questa sì menzionata spessissimo da Giovanni, che è la lotta per mantenere l’integrità cristiana in un mondo pagano e a volte anticristiano, la lotta però non è contro “creature di carne e sangue”, cioè non contro uomini e neppure contro istituzioni, ma contro gli “spiriti dell’aria”, che noi oggi chiameremmo “la mentalità corrente”, è cioè una lotta innanzitutto morale e culturale, che diventa politica solo in seconda battuta.

Certo, un cristiano che non si piega alle logiche consumiste del mercato, che sa relativizzare i poteri di questo mondo senza farsene spaventare né ingannare, che vede attraverso i veli della propaganda la realtà perversa e diabolica del potere fa indubbiamente “politica”, nel senso che le sue idee e le sue decisioni hanno un’ovvia ricaduta sociale, la sua politica sarà anche “rivoluzionaria” nel senso di non conformista, deviante rispetto alla maggioranza imperiale, eretica rispetto alla cultura dominante, ma non sarà mai sovversiva nel senso di una deliberata e positiva azione per ribaltare l’ordine costituito.

Al contrario Giovanni raccomanda alla Chiesa di “fuggire nel deserto”, non di prendere le armi contro il potere della “bestia”, Uscire da Babilonia e non costruire Gerusalemme è l’imperativo per il popolo di Dio, Gerusalemme che piuttosto scende dall’alto, cioè come un dono fatto da Dio agli uomini. Quando deve rappresentare la “compagnia dell’agnello” Giovanni non la presenta come una schiera di armati, ma come un corteo nuziale, indossano tuniche di bisso, non potenti armature e sono raffigurati in piedi sul monte Sion a cantare le lodi di Dio, non schierati a battaglia.

E’ vero, l’Apocalisse parla di una battaglia, di uno scontro finale nella piana di Armaghedon, ma a ben guardare ci sono bensì due eserciti schierati, ma non un colpo viene sparato e la vittoria viene procurata unicamente dall’Agnello, che è il solo a combattere. E’ Gesù il “guerriero divino” che ci procura la liberazione, come era l’arcangelo Michele per il profeta Daniele. Nessun uomo viene ucciso in questo scontro se non coloro che sono uccisi dalla spada che esce dalla bocca dell’Agnello, evidente metafora per dire la Parola di Dio, la quale certamente è arma ed uccide solo in senso analogico, uccide cioè provocando la conversione.

La lettura della Pagels si muove dichiaratamente fuori dal contesto interpretativo cristiano ed è per ammissione della stessa autrice una lettura neognostica, cerchiamo almeno noi cristiani di non prestarci a facili ed interessati riduzionismi.

E’ interessante notare che la linea della Chiesa nei secoli è sempre stata costantemente questa, si pensi ad esempio alla rivolta dei cosiddetti Cristeros.

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9 commenti

Archiviato in Resistenza cristiana

9 risposte a “Rivoluzione cristiana?

  1. nonwoo

    Sono proprio contento di essere incampatto qui, nel tuo blog, Don Fabio. Certo mi darai un bel di po’ cui pensare e riflettere. Grazie per il tuo tempo..
    Ho comprato il libro in versione ebook, non appena mi abiliteranno il link per il download, penso che lo divorerò.
    Una buona giornata a tutti.
    Stefano

    • ?!? Non sapevo che fosse disponibile anche in versione elettronica, all’editore mi avevan detto di no…

      • nonwoo

        Non ti nascondo che qualche perplessità mi è venuta, perchè il download a distanza di 3 gg ancora non è disponibile. Poichè è tutto tracciabile, posso inoltrare copia della ricevuta di acquisto e venditore. Ma non so se va bene farlo in chiaro sul blog. Vuoi scrivermi privatamente a euskept@gmail.com? Ti rispondo allegando gli screenshots della mail ricevuta e della pagina da cui dovrei scaricare il prodotto.

  2. Don Fabio, su Costantino (l’imperatore) cosa vale la pena di leggere? Non c’è fretta per la risposta, sono in ritiro dagli acquisti fino alla fine del mese.

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