Lettera ad una Chiesa molle

La Chiesa di Tiatira (Ap. 2,18-28) non è nella stessa situazione delle altre. Non è perseguitata come Pergamo e Smirne e neppure è una Chiesa fredda, come Efeso. Anzi, il Signore ha per lei un bellissimo complimento: “so che le tue ultime opere sono migliori delle prime”, che significa che la Chiesa sta crescendo, in qualità e in quantità. A Tiatira il problema è rappresentato da una profetessa, che Giovanni identifica con uno psudonimo: “Jezabel”.

Jezabel era la moglie pagana del re Ahab, ed è nota nella Bibbia per la sua crudeltà e dissolutezza e per aver reintrodotto nel paese il culto dei Baal, fino allo scontro finale con il profeta Elia, da lei perseguitato e costretto all’esilio. Successivamente nell’immaginario di Israele Jezabel finisce con l’assumere dei caratteri quasi demoniaci, è la seduttrice corrotta, la donna che con il suo fascino induce l’uomo al peccato. Dare alla profetessa tiatirense il nome di Jezabel significa quindi già da subito connotarla in maniera precisa come corruttrice della fede.

Sebbene alcuni esegeti identifichino “Jezabel” con una sibilla, che aveva il suo tempio non lontano da Tiatira, è abbastanza chiaro dal testo che Jezabel è una cristiana, viene dal seno della comunità, non da fuori, e ne mina dall’interno unità e l’integrità.

Il peccato che Giovanni rimprovera alla Chiesa di Tiatira quindi è la mollezza del suo giudizio, il permettere che nel suo seno agiscano forze disgregatrici. Forse perché sottovalutano il pericolo, forse perché non hanno la forza di prendere provvedimenti, fatto sta che i pastori di Tiatira lasciano agire Jezabel e questo porta gravi conseguenze nella Chiesa. La Chiesa di Tiatira fa tante cose buone, nella fede, nella carità e nel servizio, ma le sue buone opere sono oscurate e vanificate da questa presenza, permessa dalla sua incoscienza, dalla sua mancanza di discernimento. Per questo il Risorto si presenta a Tiatira con occhi fiammeggianti, occhi al cui sguardo nulla può sfuggire, che svelano i segreti dei cuori e portano un giudizio vero.

Anche se non sappiamo nulla di questa Jezabel possiamo però fare delle ipotesi. Sembra innanzitutto condividere con i Nicolaiti il tentativo di conciliare la fede con lo stile di vita romano, tornano infatti i rimproveri che avevamo già visto di istigazione al libertinaggio e a consumare le carni immolate agli idoli. Però l’accenno alle profondità di satana sembra aggiungere qualcosa e fa pensare piuttosto a un gruppo gnostico, forse di stampo manicheo, e per questo il giudizio è ancora più severo che verso i Nicolaiti, perché qui ne va dell’integrità della fede stessa, non è solo una questione di costumi.

Lo gnosticismo manicheo insegna che in ogni cosa c’è una parte di bene e una parte di male, yang e yin, per cui bene e male sono presentati come due principi equivalenti dell’essere e vanno conosciuti entrambi. Come dire che Dio e satana sono sullo stesso piano, come dire, in fondo, che l’uomo è al di sopra dell’uno e dell’altro, perché se ha potere di conoscerne le profondità vuol dire che li domina, come se l’uomo potesse in definitiva decidere arbitrariamente cosa è bene e cosa è male.

Questa dottrina evira dall’interno la fede, togliendo al cristiano quell’aspirazione alla perfezione che è la molla di ogni progresso spirituale. Perché dovrei fare la fatica di convertirmi, quando in realtà già so che bene e male saranno sempre mescolati? È bene notare allora che, nonostante l’apparente spiritualità, l’esito di questa linea di pensiero è la pratica mondanizzazione, esattamente come avviene a Tiatira, dove porta di fatto a porneia e idolatria.

Jezabel vive ancora! Basta pensare alla diffusione del simbolo qui rappresentato per rendersi conto di quanto è diffuso il giro di idee che ci sta dietro. Con una battuta folgorante il card. Biffi diceva tempo fa che le posizioni eretiche e le posizioni erotiche hanno una cosa in comune: sono poche e prevedibili. In effetti periodicamente l’eresia manichea ritorna, sotto diversi travestimenti, ed anche oggi è attualissima, diffondendosi attraverso tanti sedicenti maestri new-age. Così, ad esempio, non manca chi crede che un giorno perfino il diavolo possa pentirsi e rientrare in Paradiso, così come sono tanti a negare perfino l’esistenza stessa dell’inferno.

Purtroppo spesso i cristiani si lasciano irretire dall’apparente spiritualità di questi discorsi, così come gli abitanti di Tiatira si lasciavano sedurre da “Jezabel”, senza rendersi conto delle implicazioni che certe idee portano con sé. Infatti se è vero che bene e male sono sullo stesso piano allora in realtà non esiste male assoluto, né bene assoluto di conseguenza, né alcun altro assoluto del resto. Non esiste alcuna Verità con la maiuscola, né è possibile alcuna santità, si cancella così il brivido della vita cristiana, il rischio terribile del fallimento, ma anche la promessa incredibile della santità, in definitiva tutto diventa “medio” o mediocre e per l’uomo non c’è salvezza né redenzione. Pace ti si promette? Sì certo, come in un cimitero. La verità dell’insegnamento cristiano si valuta dai frutti e quelli di “Jezabel” sono decisamente avvelenati.

Per questo il Signore si presenta a Tiatira con i segni dell’autorità assoluta: lo scettro di ferro che non può essere spezzato e i piedi di bronzo, che non possono vacillare, perché laddove i pastori di Tiatira sono stati molli sarà lui stesso a giudicare. Ci troviamo qui di fronte ad una delle situazioni più dolorose per una comunità cristiana, quella in cui si manifesta nel seno della comunità una divisione insanabile, pur essendo stato dato a “Jezabel” un tempo per convertirsi. Di fronte a questa irriducibile ostinazione non resta che la scomunica, l’espulsione dalla comunità, cioè simbolicamente la morte.

Chi sarà il vincitore? Colui che ha discernimento, che sa giudicare, che non si lascia irretire, ma al contrario espelle dalla sua vita chi vuole corromperlo. Il vincitore riceverà “autorità sulle nazioni” (exousìa epì ton etnon), avrà cioè un’identità più forte delle seduzioni che lo tirano da una parte e dall’altra. La parola exousìa (che la CEI traduce qui con autorità) è di difficile traduzione, ha a che fare con l’essenza, con qualcosa che viene da dentro (dall’ousìa, cioè dal cuore stesso della persona), è ciò che Giovanni promette a quanti hanno accolto la Parola di Dio: l’exousìa del Figlio (Gv. 1,12). In definitiva chi tiene salda la propria fede, nonostante tutte le sollecitazioni conserverà integra la sua identità cristiana di Figlio di Dio.

A costui sarà data in premio la prima stella del mattino, ovvero Lucifero, la stella che identifica il primo degli angeli caduti. Cosa vorrà dire ricevere Lucifero in premio? Vuol dire che satana stesso sarà sottomesso al vincitore, perché contro l’uomo che ha discernimento le sue malìe non possono nulla. L’uomo che sa distinguere tra il bene e il male ha vinto satana, gli ha tolto di mano l’arma più pericolosa, l’inganno e per questo può farsene addirittura una corona.

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Archiviato in Giudizio, lettere alle sette Chiese, Resistenza cristiana

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