Libertà vo cercando…

Uno dei maggiori problemi delle sette Chiese d’Asia a cui è indirizzata l’Apocalisse è la presenza di un gruppo di intellettuali progressisti che Giovanni chiama dei “Nicolaiti” che secondo alcuni sarebbero i discepoli del diacono Nicola, uno dei sette primi diaconi (il gruppo di Stefano per capirci). In realtà poco o nulla sappiamo di questo movimento a parte ciò che Giovanni stesso ce ne dice, e quindi farsene un’idea obbiettiva è piuttosto difficile, però Giovanni doveva considerarli un problema serio, visto che in tre delle sette “lettere” ritorna sull’argomento.

Non è senza qualche forzatura che li definisco “intellettuali progressisti”, mi accingo quindi a spiegare meglio, prima che qualcuno che sa di esegesi mi tolga il saluto.

Fondamentalmente, ciò che Giovanni rimprovera ai Nicolaiti è il fatto che non si facciano scrupoli nel mangiare la carne di animali sacrificati agli idoli (o idolotiti) e la loro “pornéia“. Vediamo nel dettaglio queste accuse.

Innanzitutto le carni. Domiziano, l’imperatore proclamatosi dio, come anche la maggior parte degli dei del pantheon romano, non era avido e nei sacrifici si accontentava delle interiora degli animali uccisi, che venivano bruciate sull’altare. Restava così una grande quantità di carne che veniva distribuita tra i partecipanti al culto in banchetti spesso orgiastici o venduta al mercato sottocosto.

Fin da subito la Chiesa prende una posizione chiara su questa faccenda e nel primo concilio, tenutosi a Gerusalemme intorno al 50 d.C. viene stabilito con chiarezza che i cristiani devono “astenersi dalle carni immolate agli idoli” (Cfr. At. 15,1-29).

Non bisogna sottovalutare però che cosa significava in un contesto in cui la dieta delle classi medio-povere era a base di cereali e formaggio la possibilità di avere carne gratis o a basso prezzo, certamente doveva essere per i cristiani una tentazione molto forte. Si aggiunga a questo che buona parte dei primi cristiani erano commercianti e le riunioni delle gilde commerciali in cui venivano fissati i prezzi e concessi i prestiti avvenivano appunto nel corso di questi banchetti rituali, per cui chi non partecipava al banchetto era fortemente penalizzato nella sua attività lavorativa. Inoltre tutte le cariche politiche prevedevano la partecipazione al culto imperiale, quindi il rifiuto di partecipare al culto significava di fatto anche l’autoemarginazione politica.

Non stupisce allora che molto presto all’interno della Chiesa nascessero dei gruppi che cercavano di andare “oltre il concilio” in un tentativo di conciliazione tra Vangelo e roman way of life, tra le esigenze della fede e quelle della vita nell’impero romano. Già Paolo a Corinto si trova a dover dirimere questioni simili e se nella forma il suo atteggiamento sembra più morbido di quello di Giovanni nella sostanza le conclusioni a cui giunge sono le medesime: divieto assoluto di partecipare al culto idolatrico (Cfr. 1Cor. 8 e 10,14-32).

Ciò che colpisce nell’argomentazione di Paolo è la sottigliezza sofista del ragionamento dei suoi oppositori: “poiché gli idoli sono niente possiamo mangiare le carni offerte in sacrificio senza alcun pericolo”. Immagino che il ragionamento dei Nicolaiti non dovesse essere dissimile e per questo parlo di “intellettuali progressisti”, immagino cioè un movimento che cerca un compromesso con l’impero su una base teologica, forse anche sincera nelle intenzioni, ma che Giovanni e Paolo rigettano come fuorviante.

L’altro rimprovero che Giovanni muove ai Nicolaiti è analogo, egli parla di pornéia, parola che in greco letteralmente significaprostituzionee viene usata spesso in un senso molto ampio per indicare qualsiasi immoralità sessuale. Nel greco biblico inoltre ha anche il senso di “idolatria”, in questo caso però, dato che il movimento dei Nicolaiti è un movimento interno alla Chiesa, mi sembra difficile parlare di idolatria, credo che Giovanni invece rimproveri al movimento proprio la facilità con cui accetta i costumi sessuali romani.

Nella cultura greco-romana c’era un’esibizione della sessualità e del corpo che agli occhi di un ebreo e dunque di un cristiano doveva apparire intollerabile: la promiscuità nelle terme, i bordelli finanziati dallo stato, le prostitute sacre, la non infrequente pederastia, l’accettazione sociale dell’omosessualità creavano sicuramente non pochi imbarazzi alle comunità cristiane.

A parte l’ovvia tentazione che questo stile di vita disinvolto rappresentava, anche in questo caso la vita sociale e culturale della città spesso passava per le terme, il rifiuto di frequentarle quindi significava nei fatti mettersi fuori dalla vita culturale, come non frequentare il tempio signifcava mettersi fuori da quella economica e politica.

Anche su questo il concilio di Gerusalemme si era pronunciato in modo esplicito, raccomandando ai cristiani di astenersi dalla pornéia, ed anche in questo caso da subito, a Corinto come nelle sette Chiese, c’era qualcuno che cercava di andare oltre il concilio interpretando e distinguendo.

Credo che sia abbastanza evidente a questo punto il motivo per cui ho scelto un’immagine del Concilio Vaticano II per commentare questo post.

Come nel Concilio di Gerusalemme, nel Vaticano II si è discusso fondamentalmente di come facilitare l’ingresso nella Chiesa per coloro che venivano dal paganesimo e come nel Concilio di Gerusalemme c’è stata una sostanziale apertura, mantenendo però alcuni punti minimali in cui è essenziale preservare l’unità per mantenere l’identità cristiana.

Oggi come allora subito è nato un movimento di “Nicolaiti”  che hanno cercato di andare oltre il concilio per raggiungere un compromesso tra lo stile di vita imperiale e quello cristiano, suscitando peraltro un movimento di reazione che propone invece di tornare alla rigidità precedente. Senza cadere in questi eccessi, anche per noi vale l’ammonimento che Giovanni lancia alla Chiesa di Pergamo, probabilmente sviata dai Nicolaiti: “Convertiti, altrimenti verrò da te e li combatterò con la spada della mia bocca” (Ap. 2,16), cioè con la forza della Parola di Dio.

Mi sembra che la miglior risposta al concordismo e all’irenismo degli odierni nicolaiti venga dai cosiddetti Nuovi Movimenti Ecclesiali (penso ai Focolarini, ai Neocatecumenali, al Rinnovamento Carismatico e tanti altri), esperienze suscitate direttamente dalla Grazia (come ha spesso detto Giovanni Paolo II) senza passare attraverso le normali strutture ecclesiali e che proprio per questa ragione possono ben rappresentare quel Cristo che viene a combattere per la Chiesa “con la spada della sua bocca”.

Pur con qualche esuberanza giovanile e qualche incertezza iniziale questi movimenti, anch’essi un frutto del Concilio Vaticano II, non hanno avuto alcun dubbio nello schierarsi dalla parte della Tradizione con la T maiuscola, perché lì hanno trovato la vita e la gioia, mentre quell’irenismo, quello sforzo di rendere semplice il cristianesimo, finiva di fatto con l’evirarlo.

Ne va dell’identità stessa dei cristiani: nessuna scorciatoia è ammessa.

6 commenti

Archiviato in Chiesa-Babilonia, lettere alle sette Chiese

6 risposte a “Libertà vo cercando…

  1. 61Angeloextralarge

    Nicolaiti anche ai nostri tempi?

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