La compagnia dell’agnello (parte terza)

Naturalmente, sebbene nel pensiero di Giovanni sia una virtù centrale, la castità non basta da sola a definire il cristiano dell’apocalisse. I compagni dell’agnello oltre che dalla loro purezza sono identificati anche da altre caratteristiche.

Innanzitutto, come abbiamo detto sono, capaci di comprendere la lingua degli angeli. Significa che vivono la loro vita come immersi in un canto, avendo un “terzo orecchio” costantemente in ascolto del cielo. Sarà per questo che agli occhi del mondo appaiono a volte estraniarsi, come se fossero leggermente fuori sincrono rispetto all’andamento della storia. In realtà ascoltando il cielo non sono però distratti, al contrario sono più a fuoco di chiunque altro, proprio perché ascoltano tutta la realtà e non solo la sua superficie. Sono la controparte terrestre del coro celeste, il loro canto quindi è un’eco di quello, la loro liturgia rappresenta quella.

Due volte Giovanni ci dice che sono stati redenti ed usa per questo un verbo insolito: agorazein, al posto del più semplice e comune eleutherin (liberare), perché? Quale messaggio vuole comunicarci? Il verbo agorazein viene da agorà, piazza, significa letteralmente “andare in piazza” nel senso di andare al mercato. Anche in italiano abbiamo un espressione simile, quando per dire che una cosa è in vendita diciamo che è “su piazza”. Trattandosi di persone in questo caso evidentemente il riferimento è al mercato degli schiavi. Nelle città della provincia d’Asia la vendita in piazza degli schiavi doveva essere una scena piuttosto comune e certamente raccapricciante agli occhi di un cristiano. A questo fa riferimento Giovanni dicendo che i compagni dell’agnello sono stati “acquistati in piazza”.

Questo ha un corollario importante: se siamo stati acquistati vuol dire che non siamo più nella disponibilità di nessuno. Oggi è comune l’idea che tutto abbia un prezzo: la libertà, la dignità, le idee… tutto sembra essere sul mercato. Giovanni invece ci dice chiaramente che noi siamo stati tolti dal mercato, essendo stati già acquistati non siamo più in vendita. E’ stato cancellato dalla nostra fronte il marchio della Bestia, il nome dell’uccisore di cristiani, e sostituito con il nome dell’agnello e quello del Padre, i due nomi che ci definiscono come salvati e come figli di Dio, e pure questi nomi non sono un marchio (karagma), ma un sigillo (sfraghis), parlano cioè di appartenenza, non di schiavitù.

Essendo stati da lui acquistati, i compagni dell’agnello “lo seguono dovunque vada”, in una disponibilità totale. La sequela è una forma intensiva di discepolato, indica non semplicemente l’assenso intellettuale ad una dottrina, ma una prassi, un’azione. E’ un ascolto che si fa imitazione. Naturalmente il verbo seguire implica un’itineranza, un cammino che è crescita, progresso. Sebbene siano con lui sul monte Sion i compagni dell’agnello non hanno ancora terminato il loro cammino dietro di lui.

E dove va l’agnello? In quale direzione i suoi compagni dovranno seguirlo? Innanzitutto nel cammino dell’incarnazione, scendendo in mezzo agli uomini, condividendone le gioie e le speranze, le angoscie e i dolori, secondo la felice espressione della Gaudium et Spes, e questo al modo dell’agnello, cioè nella mitezza e nell’umiltà e non in un’esibizione di forza.

Ma essendo l’Agnello ritto in piedi come immolato, seguirlo significherà anche seguirlo nella via della croce, nel cammino del sacrificio e dell’immolazione di sé per la salvezza degli uomini, per giungere infine a seguirlo nella Risurrezione, cioè a “vivere da risorti” come dice S. Paolo (Cfr. Col. 3,1), che significa anche impegnarsi in modo ostinato e costante a far risorgere Cristo nell’uomo, attraverso l’Annuncio. Resistendo nella sequela i compagni dell’Agnello diventeranno i vincitori, ricevendo così la veste bianca e la corona.

Infine non c’è menzogna sulla bocca dei compagni dell’agnello, non solo nel senso che dicono sempre la verità, ma soprattutto che non c’è in loro alcuna doppiezza, parola ed azione coincidono, ciò che dicono corrisponde a ciò che fanno. Per questa ragione, come i cavalieri di Rohan del Signore degli Anelli, dicendo sempre la verità è difficile che possano essere ingannati, la loro integrità, il loro rifiuto di ogni doppiezza li rende impermeabili agli inganni e alle seduzioni del drago.

Riassumendo quindi, attraverso la descrizione dei 144.000 in poche frasi Giovanni traccia l’identikit del cristiano apocalittico, di colui che resta in piedi nello scontro che segna la fine dell’impero, di ciò che dovremmo essere noi in questo tramonto dell’impero che vediamo tutto intorno a noi. Essi sono inanzitutto mistici, uomini e donne che ascoltano e comprendono la lingua degli angeli e partecipano al loro canto di lode, godendo così della stessa gioia che si respira in cielo. Sono dei riscattati, gente che vive la straordinaia allegria di essere stati liberati dal mercato. Sebbene siano ancora nella prova sono “vergini”, perché fanno di ogni gesto un inno di lode a Dio, nella purezza dell’anima e del cuore. Sono pronti a seguire l’Agnello fino all’immolazione, facendosi così essi stessi agnelli per il mondo. E sono infine uomini e donne veri, che rifiutano ogni inganno, togliendo così al drago la sua arma principale.

Le loro armi sono la Preghiera, la Purezza, la Fedeltà e la Verità. La loro preghiera sarà un’eco del canto degli angeli, sarà un unirsi a quel coro da qui, dalla terra della prova. La loro purezza sarà quell’integrità di corpo ed anima, di cuore e pensiero, che impedisce che possano ricadere nella schiavitù da cui sono stati riscattati. La loro fedeltà sarà quell’unione profonda con l’Agnello che fa sì che non siano travolti dalla paura e darà loro la forza di seguirlo “ovunque vada”. La loro interezza infine e il loro amore alla Verità, faranno loro rifiutare il drago in qualsiasi forma si presenti.

Questo è il cristiano del terzo millennio, questo è ciò che dobbiamo essere se vogliamo resistere nello scontro escatologico che sta davanti a noi. Questo è ciò che devono essere le nostre comunità cristiane: luoghi dove si vive nella lode, coltivando la purezza, la fedeltà e la verità.

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2 commenti

Archiviato in Chiesa-Gerusalemme, Resistenza cristiana, strategie dell'Agnello

2 risposte a “La compagnia dell’agnello (parte terza)

  1. 61Angeloextralarge

    “Innanzitutto, come abbiamo detto sono, capaci di comprendere la lingua degli angeli. Significa che vivono la loro vita come immersi in un canto, avendo un “terzo orecchio” costantemente in ascolto del cielo”: non so se ho il terzo oreccho, ma a volte ho l’impressione di “parlare un’altra lingua” rispetto a chi ho quotidianamente vicino.
    Il canto degli Angeli deve essere una cosa meravigliosa!
    Stampo!

  2. Essendo i compagni dell’Agnello devono per forza avere queste caratteristiche…E’ vero più ti avvicini
    all’Agnello e più tutto diventa più facile la Purezza la Fedeltà la Verità la
    Preghiera.Il cuore è sempre pieno d’ amore e ti da la forza di andare avanti
    hai sempre voglia di pregare, non hai più paura e se fino a ieri eri un po vergognosa di esprimere la tua in materia di fede, ora non ne hai più, anzi ti senti una forza che prima non avevi e soprattutto è la pace che regna.

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