Mistica e Politica

La letteratura apocalittica è sotto accusa, anzi, a ben guardare lo è la religione, qualsiasi religione, ma soprattutto quelle monoteiste. Il pensiero religioso infatti, così argomentano non pochi sociologi e così ripete la vulgata internettiana, è intrinsecamente intollerante e il monoteismo, con la sua fede in un unico Dio, porta con sé la convinzione di un’unica verità, che conduce inevitabilmente all’intolleranza e da qui alla violenza.

Dai monaci parabolani che massacrarono Ipazia ad Al-Qaeda il passo è breve, sembra suggerire questa vulgata ed in effetti è difficile negare che spesso all’origine della violenza religiosa c’è proprio la letteratura apocalittica (tutte le religioni ne hanno una), per due ragioni, contrapposte, ma convergenti: le apocalissi animano l’immaginario degli esaltati e li spingono a gesti estremi da una parte e dall’altra costringono le autorità religiose, che mal sopportano di essere scavalcate nel misticismo, a repressioni altrettanto esagerate (esemplare in questo senso nella storia europea il fenomeno del catarismo).

L’Apocalisse di Giovanni però si chiama decisamente fuori da questo schema. Innanzitutto mai, neppure una volta, nemmeno per scherzo o con un piccolissimo accenno, Giovanni suggerisce una lotta armata contro l’impero. Al contrario: la Donna, cioè la Chiesa, è invitata a rifugiarsi nel deserto (12,6) e i salvati sono raffigurati in piedi sul monte Sion a cantare le lodi di Dio mentre l’impero implode sotto i loro occhi a causa delle sue contraddizioni interne (14,1).

Perfino quando i due eserciti sono schierati uno di fronte all’altro, come nella battaglia di Harmagedon, l’esercito del Bianco Cavaliere non è raffigurato come una schiera di armati (nessuno va a combattere vestito in tuniche di bisso), ma sembra piuttosto un corteo trionfale (19,14) e del resto nessun colpo viene inferto, ma si dice semplicemente che la bestia fu catturata(19,20). Lo stesso Bianco Cavaliere poi, che è il verbo di Dio, combatte non con le armi, ma con la potenza della sua Parola, la spada che esce dalla sua bocca (19,21), si parla quindi di “uccisioni” solo in senso metaforico, come quando diciamo che muore l’uomo vecchio.

Giovanni quindi non suggerisce la lotta armata, ma la Resistenza culturale, non si combatte l’impero con le armi, ma conservando integra la propria identità, senza lasciarsi assimilare dall’impero. La mistica così diventa la vera Rivoluzione, il cristiano apocalittico sa che nulla è più eversivo della preghiera, perché è la preghiera che muove quelle forze profonde che davvero cambiano la storia (sarà ad esempio il grido dei giusti immolati che in 5,10 gridano a gran voce “Fino a quando?” ciò che muoverà Dio al giudizio che pone fine all’impero, così come è il lamento che sale dal popolo oppresso che muove Dio ad iniziare l’Esodo dall’Egitto) e perché la preghiera è una sorta di igiene spirituale, conserva cuore e mente liberi dall’inganno imperiale e svela l’inganno di chi vuole opprimerci.

Tra gli studiosi c’è un’ampia gamma di posizioni, non mancano quelli che, come Marta Sordi, pensano che il cristianesimo nascente abbia sostanzialmente cercato di integrarsi nelle strutture imperiali e quelli come Howard-Brook e Gwyther che pensano che fin dall’inizio le abbia volute ribaltare. La verità probabilmente sta nel mezzo: la Chiesa non vuole sostituirsi all’impero e quindi non lo combatte direttamente, in questo senso la Chiesa non fa politica, non scende cioè direttamente nell’agone. D’altra parte però il Cristianesimo insegna uno stile di vita e una morale che sono in rotta di collisione con l’impero e quindi nei fatti ne mina i fondamenti. Proponendo uno stile di vita contrapposto a quello imperiale il Cristianesimo in realtà gli toglie legittimità, prepara quindi la sua caduta e certamente l’affretta, in questo senso indubbiamente la Chiesa fa politica.

Applicando questo principio al nostro tempo come dovremo comportarci di fronte all’attuale implosione dell’impero che è evidentemente sotto i nostri occhi? Dovremo “prendere le armi” e combattere per accelerare questa caduta? Vedo che tanti fratelli cristiani fanno questa scelta, non certo nel senso terroristico, ci mancherebbe, un Al-Qaeda cristiana non ci sarà mai, ma nel senso dell’atteggiamento mentale, politico appunto, esemplificato dalla vignetta che ho scelto per illustrare questo articolo. Io per me però, pur non avendo alcuna simpatia per l’impero, faccio un calcolo diverso, vedo che la sua caduta porta con sé costi umani spaventosi e allora mi sento perfino disposto a collaborare con l’impero per limitare il più possibile questi danni, tanto, in ogni caso, la sua caduta è segnata ed inevitabile, perché dipende da forze storiche ed extrastoriche che vanno al di là del nostro controllo.

Va da sè che la linea suggerita da Giovanni, e che cerco di far mia, porta inevitabilmente con se come conseguenza il martirio. Così la vera domanda politica oggi è questa: siamo disposti al martirio? Crediamo davvero che la strategia dell’Agnello sia la sola vincente? Nessuno è più politico di Asia Bibi o Shabaz Batti, tanto per fare due nomi. Tornerò sul tema strategia dell’Agnello con un post a breve, questo è già troppo denso

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12 commenti

Archiviato in Resistenza cristiana, strategie dell'Agnello

12 risposte a “Mistica e Politica

  1. 61Angeloextralarge

    “siamo disposti al martirio? Crediamo davvero che la strategia dell’Agnello sia la sola vincente? Nessuno è più politico di Asia Bibi o Shabaz Batti, tanto per fare due nomi”: ammiro tantissimo e cito spesso che la Chiesa non morirà mai finché c’è qualcuno disposto a morire per la fede cristiana. Credo che la strategia dell’Agnello sia quella della Salvezza, ma… quando penso di donare IO la vita per la fede, ho letteralmente i brividi! Leggendo il martirio di alcuni santi non riesco a domandarmi: “Perché, Signore?”… “Veramente non c’è un’altro modo?”… etc. Aggiungo che, tra le persone che conosco, sono l’unica a non aver visto THE PASSION e che non ho la minima intenzione di vederla.

    • Temo di no Angela, temo proprio che non ci sia altro modo. La storia ha mostrato che quando la Chiesa si è tirata indietro dal martirio ha finito prima o poi con il rovesciarsi essa stessa in una struttura di potere, cioè diventando essa stessa “impero”.

      • 61Angeloextralarge

        Hai ragione. Ma a volte, soprattutto quando si sentono certi “profeti di sventura” che parlano di una prossima “grande persecuzione dei cristiani”, mi rivolgo a Dio: “E se Tu, Signore, la volessi anche da me la morte per martirio?”. Il “volessi” è improprio perché so che non è Dio a decidere o ad imporre il martirio. E’ più forte di me! Soprattutto dopo aver letto il testamento spirituale di Shabbaz Bhatti la mia situazione è peggiorata: lui non temeva di morire ucciso, anzi considerava un onore dare la vita per Gesù. Una parte di me stessa nutre una grande ammirazione per chi dona la vita così: pensa che ho perfino elaborato una presentazione in Power Point con il suo testamento e l’ho divulgata nel web! Il problema è la mia “altra parte”, perché ho una fifa incredibile della morte per martirio.
        Per quel che riguarda i “profeti di sventura” credo che la grande persecuzione dei cristiani non sia mai finita. Tra l’altro considero già un martirio alcune situazioni che spesso ci si trova a vivere soltanto perché cristiani: ti risparmio i particolari. Comunque non pensare che io sia una “donnicciuola” per questo motivo. Ho portato tante croci e tuttora le porto, ma solo per “grazia ricevuta” e per questo con una grande serenità di fondo.

  2. Una volta un mio amico missionario ni ha detto una cosa mlto saggia, mi ha detto: “si diventa martiri per abitudine”, nel senso che uno si abitua talmente a far sempre la cosa giusta che alla fine la fa senza pensare alle conseguenze, quasi in automatico. Tre mesi dopo è saltato con la sua jeep su un campo minato mentre portava farmaci in un villaggio in zona di guerra

  3. 61Angeloextralarge

    Grazie per queste parole e per quello che hai detto del tuo amico missioario!

    • vincenzo

      “3In realtà, noi viviamo nella carne, ma non combattiamo secondo criteri umani. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, 4ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, 5distruggendo i ragionamenti e ogni arroganza che si leva contro la conoscenza di Dio, e sottomettendo ogni intelligenza all’obbedienza di Cristo” (Corinzi 2, 10,3-5)

  4. Bella storia emidiana. Come diceva Tertulliano il sangue dei martiri è seme di cristiani. Per questo l’attuale massacro dei nostri fratelli in Nigeria se da una parte ci riempie il cuore di orrore, dall’altro ci fa sperare:
    http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/nigeria-6-morti.aspx

  5. 61Angeloextralarge

    “Sono venuta qua per esercitare la carità e, se occorre, versare il sangue per Cristo. Sono venuta qua a dare la mia vita per Gesù, se è necessario. Sapevo da tempo il pericolo, mi sono preparata: chiedo di restare e di dare la vita per il Signore, lui mi darà la forza”. (Santa Maria Chiara Nanetti, missionaria francescana martire in Cina)

  6. 61Angeloextralarge

    “Mio marito celebrerà le feste in comunione con Gesù, che ha sempre amato e al quale ha dedicato la sua vita. Per la festa chiedo solo che le persone incontrino il messaggio di salvezza che Cristo annuncia al mondo e imparino tutte a perdonare”. (Kadamphul Nayak, moglie di Samuel Nayak, cristiano ucciso in Orissia, India dai fondamentalisti indù il 26 agosto 2008 scorso perché si è rifiutato di rinnegare la fede in Cristo e convertirsi all’induismo)

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