Il cavaliere nero

Proseguiamo nell’interpretazione dei quattro cavalieri. Se è abbastanza facile la lettura del cavaliere rosso, è il terzo dei quattro, quello nero, che dà più problemi all’interprete.

Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che diceva: «Vieni». E vidi: ecco, un cavallo nero. Colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii come una voce in mezzo ai quattro esseri viventi, che diceva: «Una misura di grano per un denaro, e tre misure d’orzo per un denaro! Olio e vino non siano toccati».

Il colore nero per noi occidentali moderni è di solito associato al lutto, oppure alla fame, sebbene sospetti che l’espressione “fame nera” provenga proprio da questo brano dell’Apocalisse, ma nel contesto dell’Apocalisse la morte è esplicitamente associata al quarto cavaliere, identificato da un colore verdognolo, quindi in questo caso il nero vuole alludere ad altro. Che cosa quindi?

Coloro che associano i quattro cavalieri a delle catastrofi vedono di solito nel cavaliere nero una carestia, ma nell’interpretazione che abbiamo scelto invece, per la quale i quattro cavalieri sono, al pari degli altri sigilli, “misteri” che chiudono la storia rendendola illegibile, una semplice carestia non può essere la soluzione, perché un singolo evento, per quanto importante, non può assurgere al rango di “chiave di lettura della storia”.

Per sciogliere l’arcano partiamo dagli altri simboli di cui questo cavaliere è portatore: come il primo brandiva una spada così questo brandisce una bilancia, lo strumento dei commercianti di tutti i tempi, quindi la sua apparizione ha a che fare con il commercio. Il comando che riceve è spaventoso, indica un’inflazione devastante, del 1500% rispetto ai prezzi correnti dell’impero romano: un’intera giornata di lavoro per un pezzo di pane! La cosa peggiore è che mentre i prezzi degli alimentari vanno alle stelle, quelli dei beni di lusso, olio (usato soprattutto per la cosmetica più che per mangiare) e vino, non vengono toccati. Questo fà si che i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri ed è il segno più evidente della speculazione.

Non accade anche intorno a noi la stessa cosa? Il prezzo di cellulari e computers scende sempre di più, mentre le case e il pane sono sempre più inavvicinabili! Quando la FIAT lanciò la 500 la sua politica era quella di farla pagare quanto una mensilità media. Oggi per potersi permettere la più economica delle utilitarie un operaio o un impiegato deve lavorare almeno sei mesi, in che senso saremmo più ricchi di allora?

In genere la Bibbia ha un’opinione piuttosto alta del commercio, che viene considerata un’atttività che porta gli uomini a socializzare, è invece durissima contro gli speculatori, contro quelli che usano “bilance truccate”, cioè che alterano i prezzi per speculare, ed ha sempre saputo che “Il pane dei bisognosi è la vita dei poveri, toglierlo a loro è commettere un assassinio.” (Sir. 34,21)

Hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali; essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri (Am. 2,7)

Il terzo cavaliere, quindi, può essere identificato con l’avidità che si esprime nella speculazione, come la violenza rappresentata dal secondo si esprime nella guerra. E come il Cristiano non può che essere per la Pace, pur sapendo che una pace universale è impossibile, così, pur sapendo che l’avidità umana non potrà mai essere estirpata dalla storia, un Cristiano non può che battersi per la giustizia economica.

Mentre il tema della Pace però ha un posto di primo piano nell’agenda delle nostre Chiese, sia la Cattolica che la maggior parte delle altre, dobbiamo onestamente confessare che non siamo pronti a batterci con la stessa veemenza e la stessa dedizione per la giustizia economica, anzi, a dirla tutta non di rado le Chiese si sono trovate ad essere conniventi con il grande capitale e quasi a reggere la bilancia truccata del cavaliere nero. Questo scandalo non può più essere tollerato. Non ci si può dire cristiani se si accetta di vivere in un mondo trasformato in un mercato sena regole, governato solo dalla speculazione.

Tanto per fare un esempio, secondo i dati FAO, nel 2010 c’è stato un significativo ed inatteso exploit dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, tanto inatteso e repentino da essere ingiustificato e da far pensare necessariamente ad una speculazione. Scrive il rapporto FAO: “International wheat prices started to increase rather unexpectedly at the beginning of the current season in July. Prices hit their highest 2010 level in August”. Per capire l’ordine di grandezza di questo aumento, in un anno il prezzo del grano è passato da 200 a 500 dollari la tonnellata circa. (fonte: http://www.fao.org/docrep/013/al969e/al969e00.pdf ). Attualmente il prezzo del grano sembra essersi stabilizzato attorno ai valori altissimi dell’anno scorso, senza alcun decremento significativo e senza che questo sia minimamente motivato dall’andamento della produzione (che anzi è aumentata negli ultimi anni).

Insomma, il cavaliere nero cavalca ancora, e si chiama Monsanto o Nestlè, tanto per fare qualche nome, cioè le grandi multinazionali che hanno in mano il businness dell’alimentare. E dire che è già abbastanza odioso che i beni di prima necessità siano nelle mani della finanza. E’ forse un’utopia, ma se ci fosse una governance mondiale dell’economia, come richiesto dal S. Padre nell’enciclica “Caritas in Veritate”, la prima cosa che dovrebbe fare sarebbe quella di togliere il cibo e l’acqua dal mercato borsistico, per evitare specualzioni come quella attualmente in atto.

2 commenti

Archiviato in Giudizio, Resistenza cristiana

2 risposte a “Il cavaliere nero

  1. 61Angeloextralarge

    Con la confusione che ho avuto ieri mi è sfuggito questo post! Stampo subito e me lo godo dove tu sai!

  2. Grazie di aver completato il quartetto e auguri anche da me!

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