Il cavaliere rosso

Libero finalmente dalla preoccupazione della pubblicazione quotidiana posso cominciare a fare le cose con più ordine, seguendo e sviluppando i tanti temi che ho aperto in maniera più sistematica invece di saltabeccare da un tema all’altro seguendo l’ispirazione (che come si sa è ondivaga)

Il primo tema che voglio concludere è quello dei quattro cavalieri. Come scrivevo nel post precedente i quattro cavalieri appaiono all’apertura dei primi quattro sigilli che chiudono e rendono inintellegibile il rotolo della sentenza, del giudizio di Dio sulla storia. Questi sette sigilli sono quindi i sette misteri che chiudono e rendono incomprensibile la storia umana. Aprire questi sigilli significa quindi rivelare le chiavi di lettura della storia.

Abbiamo detto che la prima chiave di lettura è in ultima analisi la coscienza, il bianco cavaliere, quel mistero della storia che spinge l’uomo a lottare contro il male, che è in effetti la sua “immagine cristica”, ed è presente in ogni uomo, credente o no.

La seconda chiave di lettura della storia sembra in un certo modo il suo contrario, è presentata da Giovanni con parole inquietanti:

Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada. (Ap. 5,3-4)

Se il bianco è il colore della Risurrezione, il rosso infuocato nell’Apocalisse è il colore infernale, è il colore del drago, avversario dell’Agnello. Questo elemento subito ci avverte che il secondo cavaliere è antagonista del primo, i due non sono affatto alleati, anzi. Lo scopo di questo secondo cavaliere infatti è “togliere la pace dalla terra” e indurre gli uomini a sgozzarsi a vicenda.

Mentre lo scopo del cavaliere bianco rimaneva indeterminato in una attribuzione di potere totale e però veniva detto che è vincitore, questo al contrario si vede delimitato il suo potere in un ambito ben preciso e però al tempo stesso non è detto vincitore, segno che, alla fine, il bianco cavaliere, la coscienza, vincerà anche su di lui.

Potremmo chiamare questo cavaliere lo spirito della guerra, la violenza che sempre minaccia di esplodere in ogni attività umana, la forza misteriosa che induce gli uomini a combattersi anziché allearsi. Non c’è dubbio che questo è uno dei misteri, una delle chiavi che chiudono e rendono inintellegibile la storia umana, il mistero cioè del perché gli uomini anziché vivere in pace preferiscano farsi la guerra. L’allusione all’origine diabolica di questo cavaliere, implicita nel colore rosso, ci dice che in ultima analisi la violenza, lo spirito della guerra, non può essere spiegato da una mera analisi sociologica. L’uomo diventa violento perché si lascia sedurre, si lascia indurre a sgozzare il fratello.

Questo dice due cose importantissime. Innanzitutto che il dato originario è la pace, non il conflitto: l’uomo è stato creato per la pace.

Non è mancato chi nella storia della filosofia ha tentato di interpretare il conflitto come una forza purificatrice, positiva, che fa crescere i popoli e progredire la storia umana, così la pensa Nietzsche ad esempio, ma anche il concetto marxista di lotta di classe non è lontano da questa idea.

Ma se il compito del cavaliere rosso è “togliere” la pace significa che la pace c’era già prima di lui, è il dato originario. La guerra, il conflitto è sovrastruttura, viene dall’uomo e non dalla natura.

Al tempo stesso però questo cavaliere è una forza preternaturale, è al di là dell’uomo, è di origine diabolica, significa che la forza che spinge gli uomini a combattersi è incoercibile con le sole forze umane, non esiste stato o legge che possa prevenire il conflitto. L’uomo può solo limitarlo o circoscriverlo, mai vincerlo del tutto. Sarà necessario un intervento più alto, quello che getterà il drago e i suoi angeli nello stagno di fuoco, per risolvere definitivamente questa tensione.

Chi promette la pace universale è quindi un ingannatore, perché in realtà ha una falsa opinione sull’uomo, si illude infatti che l’uomo possa davvero essere padrone del proprio destino e della propria vita, così da poterla indirizzare. Giovanni è molto più realistico: l’uomo da solo non può resistere alla seduzione del cavaliere rosso e non farà altro che sgozzarsi a vicenda. Significativamente nello splendido racconto di Soloviev intitolato “il racconto dell’anticristo” il primo passo dell’anticristo è proprio la pubblicazione di un’opera dal titolo “la via aperta verso la pace universale”.

Cosa pensare allora di tutte quelle organizzazioni come l’ONU ad esempio che cercano di portare pace nel mondo? Dobbiamo giudicarle in maniera realistica: sebbene l’idea di una pace universale sia un’idea ultimamente antiumana e sostanzialmente massonica, tuttavia queste organizzazioni POSSONO realmente produrre dei benefici, favorire delle paci locali temporanee, che sono sempre meglio ovviamente di uno stato di guerra permanente. Con il suo consueto pragmatismo pastorale quindi la Chiesa collabora volentieri con queste organizzazioni perché pur sapendo che lo spirito della guerra sarà vinto solo dall’Agnello tuttavia ritiene che anche per un bene particolare e parziale si possa e si debba lottare.

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2 commenti

Archiviato in Resistenza cristiana, strategie del drago

2 risposte a “Il cavaliere rosso

  1. 61Angeloextralarge

    Carissimo don Fabio, stampo e me lo porto dove tu sai.
    A una prima occhiata (troppo superficiale considerato il testo), mi colpiscono queste cose:

    – “il bianco cavaliere, quel mistero della storia che spinge l’uomo a lottare contro il male, che è in effetti la sua “immagine cristica”, ed è presente in ogni uomo, credente o no”: è molto consolate sapere questo.

    – “Innanzitutto che il dato originario è la pace, non il conflitto: l’uomo è stato creato per la pace”: molto bello!

    – “Con il suo consueto pragmatismo pastorale quindi la Chiesa collabora volentieri con queste organizzazioni perché pur sapendo che lo spirito della guerra sarà vinto solo dall’Agnello tuttavia ritiene che anche per un bene particolare e parziale si possa e si debba lottare”: questa cosa mi piace molto, perché mi fa pensare al mio ideale di Chiesa, cioé quella con le braccia alzate verso il Cielo ma contemporaneamente spalancate verso gli uomini.

  2. Paolo

    Mi sa che sia un problema di termini, se si perla di “vincere” un conflitto in realtà non si fa che alimentare la “spirale di violenza” quel che bisogna fare e non alimentare la violenza, nessuna violenza. L apocalisse biblico sarebbe facilmente evitabile dato che il Dio cattolico avrebbe promesso di non permettere l apocalisse finché tutti sulla Terra avranno ascoltato la sua parola, quindi gli evangelisti in particolare ed i cattolici in generale anelano all’Apocalisse per poi poter risorgere (quelli meritevoli, in vita eterna, nel paradiso in terra ma ovviamente solo se giudicati meritevoli) quindi niente più diffusione del verbo, niente più apocalisse.

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