Il bianco cavaliere

Quando Tolkien nel Signore degli Anelli chiama Gandalf con questo titolo forse ha in mente proprio l’immagine dell’Apocalisse. Due volte Giovanni menziona un bianco cavaliere, la seconda volta (in Ap. 19,11-16) è senza dubbio Cristo, ma quella che fa più problemi agli interpreti è la prima apparizione, in Ap. 6,1-2. In questa infatti il bianco cavaliere è uno dei famosi quattro cavalieri dell’Apocalisse, che in genere vengono associati a catastrofi terribili.

A ben guardare però nell’interpretazione tradizionale dei quattro cavalieri come quattro catastrofi c’è qualcosa che non torna. Con calma li analizzeremo uno ad uno dedicando a ciascuno un post,  partiamo quindi dal bianco che, per essere il primo, sembra avere un posto di rilievo.

Innanzitutto i quattro cavalieri appaiono all’apertura dei primi quattro dei sette sigilli che chiudono il libro della storia umana, quello che viene aperto e interpretato dall’Agnello che è Cristo, non sono quindi catastrofi, ma misteri che devono essere compresi per poter comprendere la storia umana, noi diremmo che sono “chiavi” della storia.

L’interpretazione dei cavalieri come catastrofi si basa sul fatto che tre di loro portano con certezza morte e distruzione, ma se fosse solo questo l’intento di Giovanni non si capisce perché collocarli in quella posizione. L’apertura dei sigilli è un momento solenne che prelude alla lettura del giudizio di Dio, non è ancora il giudizio stesso, quindi è incongruo inserire in questo punto una punizione divina. L’apertura dei sigilli indica invece appunto che viene progressivamente svelato un mistero e in questo caso il mistero è il giudizio di Dio sulla storia umana e quindi il senso della storia stessa, ecco perché chiamo i sigilli le chiavi della storia.

E vidi, quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, e udii il primo dei quattro esseri viventi che diceva come con voce di tuono: «Vieni». E vidi: ecco, un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco gli fu data una corona ed egli uscì vittorioso per vincere ancora. (Ap. 6,1-2)

Il primo sigillo e quindi la prima chiave di lettura per comprendere l’uomo e il suo destino è proprio il bianco cavaliere. Egli porta in sé alcuni elementi simbolici che è impossibile ricondurre ad una catastrofe: innanzitutto il colore bianco, che nell’Apocalisse è il colore della Risurrezione, il colore cristologico, poi la corona e la doppia menzione della vittoria, che lo associano ai vincitori delle lettere, infine il suo strumento, l’arco, che nella bibbia è tradizionalmente l’arma di Dio. Non si può nemmeno però identificarlo con Cristo, come fanno certuni, perché obbedisce ad uno dei quattro viventi che nella liturgia dell’Apocalisse rappresentano le forze della creazione, è quindi un elemento creato, non un angelo e tantomeno Dio stesso.

Chi sarà allora questo bianco cavaliere?

Io penso che sia l’Uomo, inteso con la U maiuscola, l’uomo secondo il progetto di Dio, l’Adam. Per questo ha dei caratteri cristologici, perché fin dall’inizio l’uomo è stato creato in prospettiva di Cristo. Questo prototipo umano non è un’astrazione, è una forza immanente della storia perché esprime quella insopprimibile voce di Dio che è in ciascuno, la voce della coscienza che è il fondamento di ogni etica.

Perfino in questo momento in cui il balletto delle forze storiche sembra seguire con precisione meccanica un percorso già tracciato da mani oscure, possiamo e dobbiamo ancora credere che la prima delle chiavi della storia è la coscienza umana, il bianco cavaliere che vince in noi la presenza del male.

Siamo abituati ad interpretare la storia a partire dalle leggi della sociologia e dell’economia, ma Giovanni ci dice che accanto e prima di queste c’è un’altra chiave, più profonda, per interpretare la storia del mondo e la nostra storia personale ed è la legge della coscienza, il bianco cavaliere, la voce di Dio in ciascuno di noi. Naturalmente la vittoria della coscienza non è indisputata, il bianco cavaliere dovrà lottare per vincere, ma la Parola di Dio ci dice che alla fine vincerà e questo deve darci forza e convinzione.

La cosa interessante è che questo primo cavaliere non riceve un comando da Dio: riceve invece la corona, cioè un simbolo di vittorie e potere, senza che gli vengano posti dei limiti entro cui esercitarlo. Possiamo dire allora che il primo sigillo ad essere aperto, il primo dei misteri della storia ad essere svelato è questo: Dio ha creato l’uomo per vincere sulle forze del male, sulla creazione impazzita e gli dà potere per vincere ancora.

Spesso noi abbiamo un atteggiamento passivo di fronte al male, come se fosse ineluttabile. E invece no, questa rivelazione ci dice che c’è un bianco cavaliere che esce con l’arco per combattere il male e per vincere ancora e quel cavaliere siamo in definitiva noi, sei tu che leggi! Siamo noi cristiani, o semplicemente uomini di buona volontà, chiamati a sottomettere il caos e ripristinare l’armonia.

5 commenti

Archiviato in Chiesa-Gerusalemme, Resistenza cristiana, strategie dell'Agnello

5 risposte a “Il bianco cavaliere

  1. 61Angeloextralarge

    Stamoato… ci sentiamo stasera. Buona festa dell’Immacolata. Maria ti protegga sempre e in ogni modo!

  2. 61Angeloextralarge

    Di tutto quello che hai scritto c’è un pezzo che mi stimola particolarmente:
    “c’è un bianco cavaliere che esce con l’arco per combattere il male e per vincere ancora e quel cavaliere siamo in definitiva noi, sei tu che leggi! Siamo noi cristiani, o semplicemente uomini di buona volontà, chiamati a sottomettere il caos e ripristinare l’armonia”: La volontà non mi manca ma non sempre è buona. Cercare di migliorare!

  3. Francesco

    Molto interessante… mi è molto d’aiuto per il racconto che sto scrivendo, grazie!

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