La resistenza NON è inutile

Va bene, lo ammetto, sono appassionato di fantascienza e in particolare di Star Trek. La banda Roddenberry ha popolato i miei sogni e riempito il mio inconscio di immagini fin da quando ero ragazzo. Tra queste, una delle più riuscite è quella dei Borg, una sorta di impero galattico di zombies cibernetici organizzati in una collettività in cui l’individuo sparisce, assorbito dal tutto. Una visione potente e suggestiva.

Questi Borg assimilano tutte le culture che incontrano, assorbendole e mutandole, finalizzandole ai loro scopi e si presentano, come si sente nel video, con la frase “you will be assimilated, resistance is futile” (voi sarete assimilati, la resistenza è inutile). La simbologia è trasparente. Qualsiasi impero si muove assimilando, e questa era la politica romana, che cercava di romanizzare ogni cosa, imponendo al mondo il roman way of life.

Finché l’impero romano non ha trovato un boccone che non è riuscito ad assimilare: l’Ebraismo, con il suo rigido monoteismo. Di fronte a questo ha reagito cercando di isolare il contagio, separando gli Ebrei dal resto dell’impero, ghettizandoli. Ma quando il Dio di Israele si è manifestato attraverso il suo Figlio, l’Ebraismo ha messo le ali, per così dire, ed è diventato cristianesimo, allora ha preso un carattere missionario, che l’ebraismo non aveva, è diventato annuncio, ed ha conosciuto un’espansione senza precedenti nella storia. Nel giro di un secolo i cristiani passano dall’essere poche migliaia in una remota provincia dell’impero ad essere 125 milioni sparsi in tutto il mediterraneo distruggendo di fatto i presupposti culturali dell’impero. Solo l’Islam ha avuto un’espansione simile, con la differenza che quella musulmana è stata un’espansione armata.

La prodigiosa prima ondata del cristianesimo ha due presupposti: il primo è la Resistenza culturale all’assimilazione, il rifiuto della cultura imperiale, l’affermazione testarda di un modo diverso di pensare, incompatibile con la cultura del tempo e il secondo, in parallelo, è la testimonianza che questo modo paradossale di vivere è in realtà il più adeguato all’uomo e alle sue esigenze, perché alla fine dei conti lo stile di vita imperiale è antiumano.

Anche oggi l’impero si presenta con lo stesso messaggio: “la resistenza è inutile”. Prima o poi anche tu capitolerai sotto i colpi dell’ultima irrinunciabile innovazione tecnologica… vuoi restare fuori dalla “cloud”? Vuoi essere l’unico a non aver letto un certo libro, ad aver visto un certo film, ad indossare un certo vestito? Perché ti ostini ad avere una visione del mondo così antimoderna, medioevale? Vuoi davvero essere l’ultimo a credere in concetti astratti come sacrificio, famiglia, bene comune?

Ebbene, oggi come allora, noi siamo quelli che dicono che la resistenza NON è affatto inutile, che l’uomo non si caratterizza per ciò che indossa o per ciò che mangia o per i suoi gadget più o meno tecnologici, che alla fine dei conti lo stile di vita che l’impero ci propone è in realtà uno stile di morte, come dimostra la follia di considerare il suicidio una liberazione. Resistere è lottare per ciò che ha davvero valore, per liberare la nostra vita e il nostro tempo, la nostra casa e il nostro cuore di tanto ciarpame inutile e far così posto a ciò che è davvero bello e significativo. Resistere è alla fine dei conti affermare il valore della vita contro la morte, della Creazione contro la de-creazione, della bellezza contro l’orrore, della nobiltà contro la volgarità.

Quando, all’inizio dell’Apocalisse, Giovanni si presenta, dice di essere fratello dei suoi lettori nella sofferenza, nel regno e nella hypomoné, parola greca che la CEI traduce con “perseveranza”, ma potrebbe altrettanto bene essere tradotta con Resistenza (Cfr. Ap. 1,9). In questo modo ci dice quali sono i veri fondamenti della comunione ecclesiale. Noi siamo resi una cosa sola, siamo in unità, non per un generico “volemose bbene”, ma perché condividiamo la sofferenza per il vangelo, l’avere scelto Gesù come nostro re e la Resistenza nel conservare la nostra identità. Sarà bello, lungo il cammino, scoprirsi fratelli di tutti coloro che hanno saputo opporsi all’impero, che non sono necessariamente nostri fratelli nella fede, ma lo sono nella Resistenza.

Come si esprimerà la nostra resistenza? Il rifiuto dell’assimilazione al pensiero unico dominante è ovviamente il primo passo. Spesso è la vita (o la provvidenza) ad incaricarsi di svuotare la nostra anima mostrandoci la futilità e l’inconsistenza di ciò in cui avevamo sempre creduto, e preparandoci così all’incontro con Cristo, ma questo è un procedimento molto doloroso e, se possibile, vorrei evitarlo. Ce n’è un’altro, meno traumatico, che consiste nel nutrirsi di Parola di Dio, del tesoro della Tradizione e del Magistero della Chiesa, nel frequentare cristiani maturi e impegnati, nel partecipare ad una vera comunità ecclesiale. E’ come se in un secchio di acqua sporca noi sparassimo un getto d’acqua pura sotto pressione: a lungo andare l’acqua pura sostituirà quella sporca, cambieremo così la nostra mentalità in modo più lento e graduale e senza grossi traumi esistenziali, ma con non meno verità.

Chi invece vive già la Resistenza dovrà offrire a tutti la sua fraternità, resistere è anche questo, è vivere attenti al fattore umano, a stabilire intorno a noi una rete sempre più fitta di relazioni e rapporti, ad avere una simpatia immensa per ogni uomo, aiutandolo così a riscoprire in se stesso ciò che davvero ha valore, costruire Gerusalemme in mezzo a babilonia. Ma questo è un tema troppo importante per trattarlo di sfuggita, ci ritornerò.

Un capitolo a parte merita l’educazione, perché i bambini sono i più esposti di tutti all’assimilazione. Come aiutarli a resistere? Come mostrare loro la futilità dell’impero e della sua propaganda? Non credo che sia utile un approccio ideologico che si traduce in imposizioni che difficilmente i bambini possono capire, penso invece che possa molto aiutare l’ironia, l’educazione al discernimento precoce. Insegnare ai bambini da subito il valore della coscienza e del giudizio critico ci espone al rischio che li usino anche contro di noi, ma li mette al sicuro dalle armi più insidiose della propaganda. E poi nutrirli di bellezza e di nobiltà, come dice S. Paolo “tutto ciò che è vero, nobile e giusto sia l’oggetto dei vostri pensieri”, le favole e in genere la letteratura fantasy (dal Signore degli Anelli ad Harry Potter) possono giocare un ruolo importante in questo.

Non avendo figli io stesso, ammetto di non potermi coonsiderare un esperto in materia, mi piacerebbe avere con voi un confronto su quest’ultimo punto.

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10 commenti

Archiviato in Chiesa-Gerusalemme, Resistenza cristiana, strategie dell'Agnello

10 risposte a “La resistenza NON è inutile

  1. 61Angeloextralarge

    Grazie per questo post, don Fabio!
    Commento solo una frase, perché mi tocca nell’esperienza personale. Neanche io ho figli e quindi mi piacerebbe il confronto con qualcuno sull’argomento.

    – “Spesso è la vita (o la provvidenza) ad incaricarsi di svuotare la nostra anima mostrandoci la futilità e l’inconsistenza di ciò in cui avevamo sempre creduto, e preparandoci così all’incontro con Cristo, ma questo è un procedimento molto doloroso”: purtroppo è vero. Anzi, il “purtroppo” è un po’ fuori luogo perché “tutto concorre al bene…” e, personalmente ringrazio il Signore per i miei momenti di difficoltà grande e meno grande.

    – “se possibile, vorrei evitarlo”: io no. Per il motivo sopra, anche se mi si stringe il cuore perché non sono né sadica né masochista.

    Grazie per questo post, don Fabio!

  2. Grazie anche da me. Più che un commento questa è un’eco. Sono del ’58, non ho né marito né figli, passo parte della giornata su un treno di pendolari e studenti, ho colleghi di lavoro dell’età che avrebbero avuto i miei figli (se a suo tempo avessi fatto i passi necessari), una nipote di quattro anni, e ovviamente frequento bimbi e ragazzi figli di conoscenti.
    La pratica quotidiana mi fa toccare con mano l’abisso culturale che a volte (spesso) mi separa da persone più giovani, magari laureate ma totalmente digiune di cose che un tempo erano patrimonio comune, e per questo pronte a prenderti per una ‘scienza infusa’ se gli dici che oggi è san Nicola. E, come lei dice, conformisti, pronti a prendere per vangelo qualunque sciocchezza purché venga dall’autorità di riferimento.
    Ecco, io non sono granché ma non sono così. Sono il frutto, molto imperfetto, di un’educazione che è andata proprio come lei dice: discussioni infinite (liti, piuttosto) su dettagli di pronuncia i meriti rispettivi di questa o quella pietanza, poesie per ninnenanne, storie di famiglia su storie di famiglia, a zonzo per chiese e musei fin da piccolissimi, libri, libri e ancora libri (fiabe, storie, fantasy, e re Artù e Dante e di tutto un po’) ma soprattutto l’esempio di persone che quel che facevano lo facevano appassionandosi, magari sbagliando ma sempre con amore per quel che facevano.
    Non sono state tutte rose e fiori. E’ verissimo che “Insegnare ai bambini da subito il valore della coscienza e del giudizio critico ci espone al rischio che li usino anche contro di noi”. Ne usano e ne abusano, prima di arrivare a capire quanto sono stati fortunati a nascere lì dove/da chi sono nati.

    Ora che ho questa nipote, però, mi chiedo: ce la faranno (i genitori), ce la faremo (noi familiari) a darle le armi per sfuggire all’assimilazione? Gli strumenti (libri, storie etc.) li abbiamo, ma la cosa fondamentale è l’esempio, e per quello… speriamo in Dio …

    • Grazie della tua testimonianza molto bella…
      E’ proprio così, Babilonia ci vuole ignoranti… ma questo sarà l’argomento di un prossimo post

    • 61Angeloextralarge

      Mi associo al grazie! Abbiamo due cose in comune: 1958 e niente figli. Una differenza è nel numero dei nipoti: 13 più 5 pronipoti (quasi 6 perché uno è in arrivo). Essendo la zia, non mi permetto di entrare nell’educazione dei nipoti, cioé faccio la baby sitter quando serve ma per le “fondamentali” non apro bocca: non posso interferire. Quando vedo cose che per me sono bestialità, tipo rivevere o no la Cresima, prego! Una delle mie nipoti aveva già deciso di non farla e i genitori erano in brodo di giuggiole: ho “attaccato la lagna al Signore” e mia nipote ha cambiato idea. I genitori a quel punto, scocciati, le hanno detto che non avrebbero fatto la festa che di solito si fa: ho continuato la lagna al Signore e, nonostante la festa mancata, mia nipote ha tenuto duro ed è riuscita a ricevere la Cresima. Idem per il Battesimo di un pronipote: è stato battezzato a più di 18 mesi: altra lagna al Signore! Senza mai dire quello che pensavo, perché sarebbero state liti! Grazie Gesù!!!

      • Grazie Gesù davvero, e anche Maria. Mio fratello ha avuto ovviamente il mio stesso tipo di educazione e direi che ha fatto la stessa strada di ‘ritorno alle origini’ ma impegnarsi nell’educazione di un figlio oggi richiede veramente tanta abnegazione e sacrificio morale. Ed è pure vero che non si può interferire più di tanto. Vabbe’, si cercherà di raccontarle tante storie, alla bimba…

  3. enrico

    Abbiamo molte cose in comune, la passione per Star Trek, l’età, il peso e diversi cromosomi per cui probabilmente è normale che mi sento molto vicino a quanto scrivi.

    Nessuno ha piacere nel passare nelle tribolazioni, ma ci è stato detto che siamo come l’oro che deve essere fuso tante volte per diventare puro.
    Resistere vuol dire tribolare ed è quindi vitale capire e accettare per cosa vale la pena farlo.

    Come si esprime la resistenza ? Con l’esempio. E’ importante parlare e ascoltare gli altri, ma con l’esempio si parla una lingua universale che penetra i cuori.

    E questo vale soprattutto nel rapporto con i figli. Sei a contatto con loro tutti i giorni, ti conoscono meglio di te, pregi e difetti. Fin dalla prima infanzia ti osservano e imparano da te, si confrontano con te. E sta a te genitore,osservarli,educarli e anche imparare da loro. Prima ti imitano, poi fanno l’opposto e infine vanno per la loro strada. E quello che abbiamo ricevuto nell’infanzia con l’esempio saremo riusciti a trasmetterlo ai figli.

    Un abbraccio

  4. Pingback: Lettera a una Chiesa combattente /1 | Uscite, popolo mio, da Babilonia

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