Abbattere le stelle del cielo

Qualche giorno fa il mio amico Cyrano mi ha fatto notare questo articolo dal Venerdì di Repubblica: data.kataweb.it/storage/periodici/venerdi/pdf/1235/VEN_26_27.pdf in cui Filippo Ceccarelli in puro stile gossip commenta la nuova religiosità o presunta tale di un mazzo di personaggi più o meno famosi del mondo della politica e dello spettacolo, mettendo nel calderone veramente di tutto in modo palesemente disonesto e con l’evidente intenzione di screditare anche quelle autentiche conversioni che in questo gruppo si sono trovate loro malgrado. Abbiamo ampiamente commentato questo articolo nel blog di Costanza e non ho alcuna intenzione di rifarlo qui, ma lo prendo come spunto per parlare di altro.

L’intera faccenda infatti mi ha fatto venire in mente quell’espisodio dell’Apocalisse in cui il drago abbatte con la coda un terzo delle stelle del cielo (Ap. 12,4).

Ciò che Giovanni vuol dirci con quell’immagine è che il demonio ha il potere di oscurare parzialmente lo splendore di Dio, ma ancor di più che non potendo più salire al cielo vuole abbattere il cielo sulla tera, ridurre a “terra” tutto ciò che è celeste e nobile.

Come in un gesto di rappresaglia, dove Dio aveva colpito un terzo della terra per purificarla, il drago colpisce il cielo, manifestando così la sua natura dissacratoria, e abbatte un terzo delle stelle.

È un atto blasfemo, una creazione a rovescio. Anziché innalzare la terra al cielo, il drago vuole precipitare il cielo sulla terra. Egli odia il cielo, lo spazio divino, ed ha quindi la pretesa di ridurlo allo spazio umano, terrestre.

È a ben guardare il tipico atteggiamento di quelli che l’Apocalisse chiama gli “abitanti-della-terra”, quelli che nel mondo si muovono perfettamente a proprio agio, sentendocisi a casa, che di fronte al sublime cercano di banalizzarlo piuttosto che di goderne, è il cinismo disincantato e terrificante di chi, pur di non ammettere la propria miseria e bruttezza, non sa più vedere nessuna bellezza o grandezza intorno a sé.

Questa incapacità di godere della bellezza, questa volontà di sporcare ciò che è puro ed abbassare ciò che è nobile, è in fin dei conti un rifiuto della trascendenza ed uno dei segni più caratteristici del demoniaco.

Dio non è certo geloso dell’uomo e il fatto che sia riconosciuta la grandezza umana non può che fargli piacere, al contrario il drago teme questo perché nella sua prospettiva nessun uomo deve potersi innalzare, non si sa mai che innalzandosi possa interrogarsi e scoprire che c’è qualcosa in più della terra. Non è forse Paolo che ci esortava ad avere come oggetto dei nostri pensieri tutto ciò che è “vero nobile e giusto” (Cfr. Fil. 4,8)? A dispetto delle sue pretese il diavolo non è affatto un umanista. Chi ha davvero a cuore l’uomo si aspetta da lui sempre qualcosa in più e come un bravo allenatore sposta sempre più in alto l’asticella, in modo da stimolarci a dare il meglio.

Abbattere le stelle del cielo, disprezzare tutto, sporcare nel fango ogni cosa… l’esatto contrario della raccomandazione paolina. Questa è la via più sicura per abbassare l’uomo al di  sotto dei propri standard. Credo che tutti coloro che sono coinvolti nella sfida educativa (insegnanti, catechisti, allenatori, ma anche semplici genitori) dovrebbero meditare questa realtà.

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10 commenti

Archiviato in strategie del drago

10 risposte a “Abbattere le stelle del cielo

  1. paulbratter

    approfitto per farti una domanda:
    tempo fa lessi in un articolo che qualcuno dell’Apocalisse aveva dato una lettura dove si poteva scorgere un ruolo importante dell’Islam , ma non ricordo in quale passo e con quale funzione. Ricordo solo che il ruolo svolto era utile alla sconfitta della bestia. Sai dirmi qualcosa? Se sì non pretendo una risposta personalizzata ma potrebbe essere in futuro argomento di post?

  2. Dunque innanzitutto premetto che a mio avviso è scorretto cercare di leggere nell’Apocalisse una cronaca degli eventi futuri, come fanno i fondamentalisti, soprattutto protestanti, arrivando addirittura ad identificare persone o gruppi specifici nelle immagini di Giovanni.
    Quando studiavo circolava una battuta: sai che cosa hanno in comune Giovannni Paolo II, Hitler, Stalin e George Bush? Risposta sono stati tutti identificati con l’anticristo, quello del famoso 666. Questo per dire dell’inatendibilità di certe identificazioni che sono oltretutto fuorvianti, perché ci sviano dal vero senso della Rivelazione.
    E’ vero invece che Giovanni, essendo un uomo di grandissimo genio illuminato dalla fede, riesce ad intuire le dinamiche immutabili della lotta tra la Chiesa e l’Impero (tra la donna e la Bestia, tra Gerusalemme e Babilonia), dinamiche che si ripetono ogni volta che nel ciclo della storia questo scontro si ripropone, ecco perché il suo libro è così attuale, perché svelando queste dinamiche immutabili ci aiuta a capire il presente.
    Detto questo c’è un passaggio in cui Giovanni parla di un angelo che annuncia un vangelo eterno, che è poi il kerygma minimale: adorate Dio creatore. Gioacchino da Fiore pensava che questo fosse S. Francesco, altri hanno affermato che era Maometto. Secondo me più importante è il seguito del passo, in cui si afferma chiaramente che quelli che seguono questo “vangelo eterno” pur non essendo nel numero dei “compagni dell’agnello” (che sono in piedi sul monte Sion, già in salvo) contribuiranno alla sconfita della bestia ed avranno quindi un posto nella Gerusalemme Nuova.
    L’Islam quindi? Anche, io direi tutti coloro che adorano un Dio creatore e si rifiutano di sottomettersi alla bestia
    Sì, il tema vale un post, ci ritorneremo

  3. paulbratter

    Grazie Fabio, il passo era proprio quello. Hai ragione quanto dici sull’errore della lettura “profetica”. Tempo fa lessi anche qualcosa sulle dispute se l’Apocalisse parlasse di fatti che dovranno avvenire o già avvenuti, ma l’idea che parli di eventi “ciclici” mi piace di più.

  4. 61Angeloextralarge

    “Abbattere le stelle del cielo, disprezzare tutto, sporcare nel fango ogni cosa…”: non è un po’ quello che sta succedendo nella società di oggi?

  5. 61Angeloextralarge

    Seconda sbirciatina?
    “Questa incapacità di godere della bellezza, questa volontà di sporcare ciò che è puro ed abbassare ciò che è nobile, è in fin dei conti un rifiuto della trascendenza”: mi fa pensare a quante persone conosco che di fronte a qualche palese manifestazione dell’amore di Dio, continuano a definirla FORTUNA.
    Quella che purtroppo non mi si leva dalla mente riguarda mio padre: eravamo davanti la tv e la giornalista racconta di un tale (o una tale… non mi ricordo bene), che dopo 14 anni di sedia a rotelle, aveva ricominciato a camminare dopo aver sognato Padre Pio. Beh, mio padre se n’è uscito dicendo: “Si vede che non aveva voglia di camminare!”.

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